PATTEGGIAMENTO….
Morta in ambulanza: l autista patteggia
Messaggero Veneto — 24 settembre 2010 pagina 13 sezione: PORDENONE
CHIONS. Un patteggiamento e una posizione ancora al vaglio per l’incidente stradale che coinvolse, un anno fa, un’autolettiga e un furgone, a Torrate di Chions, durante una fitta nevicata. Era lunedì 21 dicembre quando Elena Infanti, 94 anni, di Sesto al Reghena, era stata dimessa dall’ospedale di San Vito al Tagliamento e un’ambulanza privata la stava portando a casa della figlia, Giuliana Massarutto, 56 anni (pure lei a bordo del mezzo e ferita in maniera seria, a Cinto Caomaggiore). L’incidente si era verificato, di sera, all’incrocio tra la provinciale 1 della Val d’Arzino e la strada per Marignana di Sesto al Reghena, dove era in corso un’abbondante nevicata. L’ambulanza della Dba trasporti di Pordenone era condotta da Vincenzo Saccà, 62 anni, di Pordenone: sul mezzo anche la figlia, titolare dell’azienda e assistente sociale. Il furgone Ducato, intestato a una ditta di Tavagnacco, era invece condotto da Roberto Pividori, 52 anni, di Magnano in Riviera. Elena Infanti – che dal 1938 al 2003 aveva vissuto a Sesto al Reghena – era appena stata dimessa dall’ospedale e doveva essere trasportata a casa della figlia: era morta a causa dei politraumi subiti a seguito dell’impatto, al Pronto soccorso di San Vito, dove era stata accolta in prognosi riservata anche la figlia. Illeso, invece, il conducente dell’ambulanza, mentre la figlia era stata portata all’ospedale di Portogruaro così come il conducente del Ducato, e per i quali la prognosi fu di una settimana. Ieri davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pordenone, Alberto Rossi, Vincenzo Saccà, difeso dall’avvocato Claudio Santarossa, ha patteggiato con il pubblico ministero Daniela Bartolucci 9 mesi di reclusione, pena sospesa, per l’ipotesi di reato di omicidio colposo. La posizione di Roberto Pividori, difeso dall’avvocato Marciana Massarutti, invece, resta al vaglio del gip: l’incidente probatorio, infatti, venne effettuato solo per Saccà e quindi non sarebbe valido, secondo il difensore, per Pividori in quanto non avrebbe potuto esercitare le previste garanzie di difesa. Il giudice si è quindi riservato una decisione.