LETTERA COSTRUTTIVA
I miei trent’ anni su un’ ambulanza
Repubblica — TORINO
«SONO 36 anni che faccio l’ autista di ambulanza in Croce Verde e non mi è mai capitato un episodio del genere, né a me né ai ragazzi che negli anni mi hanno raccontato le loro esperienze». Pier Mario Rossoè un dirigente di un’ azienda aeronautica, aveva vent’ anni quando ha cominciato come volontario e anche oggi che è diventato direttore dei servizi della Croce Verde, ogni nove giorni, puntuale, presta servizio notturno come autista. Entra in servizio alle 19.45 nella sede di via Dorè e stacca alle 6 del mattino. RACCONTA: «Anni fa capitava che la notte passasse senza telefonate, ma adesso è impossibile, c’ è sempre più bisogno, il ritmo è più intenso. Mai è successo che una nostra macchina fosse bloccata, ma quante volte ti fermano ai semafori o cercano di attirare l’ attenzione sul ciglio della strada. È assolutamente normale che in caso di incidente o con una persona cara che si sente male, l’ obiettivo sia l’ ambulanza. In quel momento è il simbolo della salvezza, chiunque farebbe il possibile per fermarne la corsa e arrivare prima possibile in ospedale. Però, da qui a bloccare la via c’ è una bella differenza, quello di venerdì deve essere considerato un caso eccezionale». Quanti episodi da ricordare in quasi quarant’ anni da volontario: «c’ era un ragazzo che si lamentava di non aver mai vissuto l’ esperienza di un incidente. Pensava che anche quello potesse essere un arricchimento professionale. Fino a quando, fine anni 80, è stato chiamato sulla Torino-Milano per un maxi-tamponamento. Quando è arrivato sul posto c’ erano 18 feriti ed è rimasto così scioccato che adesso di incidenti non vuole più nemmeno sentir parlare». Nella vita quotidiana di un autista di ambulanze capita di tutto, di pochi giorni fa il ribaltamento di un’ ambulanza perché un automobilista non aveva badato alla sirena: «Uno dei problemi maggiori resta quello del traffico e una delle prime regole che insegnano agli autisti a rispettare è di avere sei occhi aperti anche quando a sirene accese si passa con il rosso perché si ha un paziente grave a bordo». Storie, tante. Belle, a volte bellissime, come tanti anni fa quando il giovane Pier Mario e un suo collega entrano in una casae assistono una donna che partorisce da sola: «Allora non c’ era il medico a bordo e quando è tutto finito abbiamo preso il bambinoe senza tagliare il cordone ombelicale siamo andati tutti insieme in ospedale». Brutte mai «perché chi fa questo lavoro, anche di fronte ad una situazione triste, sa che quello che sta facendo lo fa perché vuole far del bene a qualcuno. Il volontario ha sempre un atteggiamento positivo «non ricordo situazioni di tensione o di aggressività. Anche il paziente o il familiare più difficile vengono affrontati con il massimo della disponibilità possibile». Storie di solitudine. Quelle sì che rendono amare le notti degli autisti: «entrare in una casa e vedere una nonnina rimasta vedova che è caduta, e che si sente impotente, è doloroso. Proprio per questo però se si riesce ad aiutarla quel ricordo resta impresso ed è uno stimolo in più ad andare avanti». Molta formazione, due anni prima di guidare un’ ambulanza, regole ferree sui gesti da non fare, sulle manovre da evitare quando si trasporta un malato. Essere un bravo autista richiede tempo e umiltà. Un autista di ambulanze, dice Pier Mario Rosso, “resiste” in media fra i cinque e i dieci anni. Si comincia da giovani, perché si è studenti di medicina o per il richiamo degli amici o, ancora, perché qualcuno in famigliaè stato malee si capisce che dare il proprio contributo serve. Poi, quando arrivano lavoro e famiglia, spesso si smette. Se dopo 36 anni si è ancora lì è perché la condizione di volontario è diventata un modo di affrontare la vita e di darle un senso: «Sono un cattolico ma potrei essere un marxista e sarebbe la stessa cosa. In Croce Verde c’ è gente che la pensa in modo molto diverso e questo non impedisce che si passi ore a chiacchierare cementando amicizie». Adesso però anche il volontariato è in crisi: «Non c’ è mai stato un periodo come questo ed è un vero peccato. Non so perché questo stia accadendo, tempi egoisti, forse. Una volta si riusciva persino a fare selezione, adesso si ringrazia chiunque arrivi. Può servire un appello dalle pagine di un giornale?». – SARA STRIPPOLI
1 Comment
max
Gennaio 27, 2010at 6:19 pmComplimenti al Sig. Pier Mario Rosso, in questa lettera da lui scritta si evince professionalità ed umiltà nel suo operato da volontario, oserei dire “vecchia scuola” ora… come lui dice… SI RINGRAZIA CHIUNQUE ARRIVI!! non si guarda più alla professionalità, ma bensì al numero d’iscritti !!!
CRISI OVUNQUE!!! ma a differenza di chi ci lavora in fabbrica o con attrezzature…noi siamo a contatti con persone umane che…. HANNO DIRITTO ad una professionalità nei loro confronti.